Siamo nel 1983.
E’ l’estate del rapimento Orlandi, del pentapartito di Craxi, della diffusione dell’Aids mentre in spiaggia risuonano spensierate le note di “Vamos A la Playa” dei Righeira. Come ogni anno Luca trascorre l’estate al mare con genitori, cugini e parenti presso un castello ferroviario do proprietà della famiglia. Luca ha nove anni e pochi miti, pochi punti di riferimento in una famiglia medio borghese e di radice meridionale. Ci sono i parenti che vivono in Abruzzo da anni, hanno fatto i soldi e pretendono disciplina; c’è il ragazzino che si crede un vigile, il playboy che cerca di far capitolare una suora per scommessa, chi è andato in India per amore e chi ha troppi anni per raccontare di essere omosessuale. Soprattutto c’è un paese: “Sulciano” con la sua gente stramba che ogni anno apre le porte a turisti e curiosi. L’estate scorre rapida tra biciclette, palloni e il tempo trascorso in sala giochi, mentre i ragazzi scoprono il sesso, la buona musica e la morte. Sì, perché la tragedia è dietro l’angolo e aiuterà i ragazzi a capire che ormai è tempo di diventare adulti, un terreno in cui la spensieratezza lascia il passo a menzogne, ipocrisie, sensi di colpa con quel folle desiderio di ritornare ad essere ancora fanciulli: Ancora un’estate o un’estate ancora.
|